Beatrice Venezi, sbagli.

“Chiamatemi direttore d’orchestra, non direttrice. La mia professione ha un nome ed è direttore”, risponde la giovane direttrice d’orchestra Beatrice Venezi ad Amadeus sul palco dell’Ariston, durante la diretta del Festival di Sanremo.

Cara Beatrice Venezi,

la tua professione ha un nome maschile perché è sempre stata svolta da uomini. Le donne in Musica non hanno mai avuto spazio fino a non molto tempo fa, se non come cantanti. E non scordiamoci che si eviravano gli uomini pur di non mettere donne sul palco.

Un esempio: la prima orchestrale donna nei Berliner arriva negli anni ottanta. Lasciò proprio perché osteggiata dall’orchestra. E si parla di poco più di trent’anni fa.

Un altro esempio.

Le compositrici sono compositrici, non compositori. Come tu ben sai, la sorella di Mozart, Nannerl, talento indiscusso forse pari al fratello, dovette lasciare la Musica per sposarsi e fare famiglia. Che cosa abbiamo perso…

Quando una donna ricopre un ruolo così importante, come quello che hai tu, le sue azioni e soprattutto le sue parole non sono semplici opinioni personali ma sono azioni politiche, sono atti di cambiamento e di mutazione verso una società più libera, più aperta, più paritaria.

Con le tue parole sul palco della musica leggera italiana hai perso un’ottima occasione per aiutare le donne.

Peccato, potevi essere d’esempio. Almeno in questo.

Buon lavoro, direttrice.

Gaetano Nenna

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